Web? Social? Io punto sul passaparola!

21 gennaio 2014

Web, social e passaparola

Poco più di una settimana fa i video della campagna #CoglioneNo del collettivo ZERO hanno riscosso quell’incredibile successo che ha poi scatenato il marasma di commenti, opinioni e riflessioni sulla figura del freelance e, più in generale, dei lavori creativi.

Tra i tanti articoli letti a riguardo, quello di Riccardo Esposito – Ma come risolviamo? – su My Social Web mi ha portato a uno spunto di riflessione. Ho capovolto il problema, tralasciando per un attimo la brutta abitudine di chi continua a offrire lavori non pagati, e mi sono chiesto: cosa NON sto facendo per migliorare la mia situazione? sto investendo abbastanza sul mio nome?

Ovviamente, lato web, sono davvero tante le possibilità da prendere in considerazione: il mio sito sta crescendo in ottica SEO? Ha un design esteticamente valido e usabile allo stesso tempo che valorizza la mia persona? Posso migliorare in qualche modo la mia presenza sui social? E così via con un elenco che potrebbe durare molto a lungo.

Poi, però, mi sono voluto domandare anche su ciò che non è internet, su ciò che non avviene online, rendendomi conto di una cosa. Siamo così immersi e abituati al nostro lavoro nel mondo del web che a volte ci dimentichiamo di ciò che è più semplice: il passaparola. Parlare, comunicare, dialogare a tu per tu nella vita di tutti i giorni, senza necessariamente trovarsi di fronte uno schermo e a una tastiera.

Pensiamo che il nostro lavoro riguardi così tanto solo ed esclusivamente il mondo online che crediamo non valga la pena scendere nel dettaglio con amici e conoscenti poco interessati a internet e social network. Sbagliato!

Se ci pensi, stai perdendo una pazzesca occasione di personal branding gratuita, veloce e semplice da realizzare. Cosa puoi chiedere di più?

Parlane con chiunque

L’errore più comune è quello di non parlarne in giro. Un po’ perché quello che fai è complicato da spiegare a chi non è dell’ambiente, un po’ perché pensi che gli altri non siano interessati, finisci per tenere tutto per te. Tranne quando finalmente trovi qualcun altro “esperto” e inizi a parlare a ruota di ciò che fai.

In questo modo, però, ti stai privando di una doppia possibilità:

  • Fare conoscere la tua persona da un punto di vista professionale
  • Ottenere nuove richieste lavorative

Parli con un amico? Raccontagli della recente serata lavorativa stressante. Il parrucchiere ti chiede cosa fai per vivere? Non cambiare discorso, spiegagli cosa fai in termini semplici e fai in modo che lo sentano tutti i clienti presenti. Cena di famiglia? Racconta di quanto sei preso da quello che stai facendo.

Il passaparola offline

Ognuna di queste singole persone potrebbe raccontare per caso di avere un amico che si occupa di web e potrebbe accendere una lampadina in qualcuno che fino a quel momento non aveva pensato alla soluzione online.

Più di una persona mi ha chiesto informazioni perché aveva saputo casualmente cosa facevo. Sai con quante di queste ho poi realmente concluso? Poche, è vero. Ma sai quanto sforzo e quale costo ho dovuto sostenere per arrivare a queste poche collaborazioni? Nessuno.

Entra nel dettaglio (in maniera semplice!)

Ok, forse ti sei deciso a spiegare il tuo lavoro a qualcuno che ritieni meriti una possibilità. Poi però ti rendi conto che è complicato e ripieghi su un più semplice “faccio siti” o “lavoro su internet”. Eh? Sviluppi progetti, costruisci siti, gestisci la SEO, crei campagne su Adwords, studi gli andamenti su Analytics e tutto quello che sai dire è “faccio siti“?

Non va bene.

Fatti coraggio e deciditi a entrare nel dettaglio. Certo, devi comunque mantenerti un po’ su termini semplici e non spiegare nulla di tecnico. Ma questo vale per qualsiasi lavoro.

Se per esempio sei uno specialista SEO, spiega al tuo amico che quando fa una ricerca online Google deve decidere quali siti mostrarti prima e quali dopo. Digli che il tuo lavoro consiste nel far sì che il tuo sito appaia quanto più in alto possibile. Semplice, no?

Se sei uno specialista Adwords, potresti spiegare che quegli annunci che vede nella colonna laterale e i primi in alto sono pubblicità e che sono le persone come te a crearli e ottimizzarli.

E così via.

Lo so, ami il tuo lavoro e una definizione del genere ti pare generica e limitativa. Ma stai parlando con una persona esterna e devi semplicemente dargli un quadro di ciò che fai. Molto meglio di “faccio siti”, no?

Perché tutto ciò è importante? Perché anche in questo caso, fai personal branding e aumenti le tue possibili richieste lavorative.

Faccio spesso un esempio risalente ai miei inizi: ho spiegato a un amico che stavo facendo SEO utilizzando le parole scritte sopra, lui ne ha parlato con una terza persona (che entrambi conoscevamo) e ho finito per iniziare una collaborazione con quest’ultima, che non chiedeva altro che qualcuno che gli facesse capire perché il suo sito non otteneva i risultati sperati.

Ha senso rinunciare a tutto questo?

Non dimenticarti di tutto ciò che va oltre lo schermo. Hai una vita “reale” e non è detto che questa debba essere completamente scissa dal tuo ambiente lavorativo. Parlane in giro, racconta cosa fai e, soprattutto, sii entusiasta.

Non dare l’impressione di “fare siti” come se fosse l’unica cosa che hai trovato da fare. Sorridi, sprigiona energia quando spieghi la gioia che ti dà vedere volare un progetto online grazie al tuo duro lavoro. Incuriosisci le persone e fa sì che ne vogliano sapere di più.

E non dimenticarti che tutto ciò è gratis. Io, al tuo posto, da oggi sarei molto più loquace!

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L’autore

Daniele Carollo

Ciao! Mi occupo di content marketing: strategia e creazione di contenuti per il web, SEO e Wordpress. Nel mezzo, una vagonata di caffè.

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