13 Errori SEO davvero banali (ma importanti) e come risolverli

17 settembre 2017

Errori SEO

Sai qual è la cosa più interessante quando si parla di errori SEO?

Ne esistono alcuni davvero banali (almeno agli occhi degli esperti). Errori che pur essendo più o meno facilmente risolvibili vengono poi regolarmente ripetuti.

È normale: ogni giorno nuove persone si avvicinano alle problematiche dei motori di ricerca e – per dirla alla Totò – nessuno nasce imparato.

La buona notizia è che una buona parte di questi errori possono essere sistemati senza sforzi troppi grossi. Ti spiego di cosa parlo:

1. Ignorare o non ottimizzare il tag Title

Il tag Title rimane ancora oggi un parametro davvero importante per la tua ottimizzazione SEO.

Non si tratta solo di inserire le giuste parole chiave per aiutare i motori a capire l’argomento del tuo articolo o della tua pagina. Il tag Title è anche ciò che vedranno le persone durante una ricerca su Google: è fondamentale che abbia un senso e che sia tu a scegliere cosa mostrare.

Come ottimizzare il tag Title

Quindi:

  • Non lasciarlo vuoto
  • Non inserire un title identico per ognuno dei tuoi contenuti
  • Non scrivere un title troppo lungo che Google sarà costretto a troncare

Cerca di utilizzare un Title che contenga la parola chiave che identifica il contenuto (non dovrebbe risultarti difficile…stai parlando di quello!) e di far capire facilmente a chi legge cosa troverà.

2. Ignorare o non ottimizzare il meta tag Description

Il meta tag Description non ha la stessa importanza diretta del Title ma può avere una grossa rilevanza in termini di CTR, cioè di percentuale di click che riceverai per ognuna delle volte che la tua pagina verrà visualizzata tra i risultati di ricerca.

Si tratta delle due righe che – insieme al Title – devono catturare l’attenzione delle persone.

E non vuoi scrivere un testo migliore di quello di un tuo concorrente e ottenere metà delle sue visite solo perché lui ha lanciato un messaggio più convincente nella Description, vero?

Come ottimizzare il Tag Description

Sfrutta queste due righe per convincere chi sta facendo la ricerca a cliccare proprio sul tuo messaggio. Prova a essere persuasivo senza farlo sembrare uno slogan o la vendita di qualcosa: devi incuriosire, non allontanare.

3. Pensare più a Title e Description che ai contenuti

No, davvero, non sono impazzito. Ho appena finito di sottolineare l’importanza di Title e Description e ora te ne parlo come potenziali errori?

Sì, ma il concetto è semplice: Title e Description sono importanti a corollario di un contenuto utile e di qualità. Non commettere l’errore di lasciarti ossessionare da tag e meta tag e di finire a chiederti perché il tuo sito non decolla quando ciò che manca è proprio la materia prima.

Come dare il giusto peso a Title e Description

Sarò ripetitivo, ma devi semplicemente ricordarti che prima vengono i contenuti e solo dopo il resto.

Quando hai la certezza di aver scritto qualcosa che gli altri saranno veramente felici di leggere, ottimizza anche tag e meta tag. Altrimenti, poco importa.

4. Non ottimizzare le immagini

Altro errore davvero banale. Ci sono almeno quattro buoni motivi per non dimenticare di ottimizzare le immagini (inserendo il tag alt, in particolare):

  1. Le immagini sono parte del contenuto e Google non può vedere cosa contengono. Spiegaglielo tu per renderle pertinenti al contesto.
  2. A volte lo dimentichiamo, ma sono anche fonte di traffico. Se ottimizzi per bene un’immagine, può posizionarsi all’interno di Google images e portarti visitatori.
  3. In caso di problemi tecnici può capitare che non vengano caricate. In quel caso verrà mostrato il testo che hai deciso piuttosto che un quadratino vuoto.
  4. Sai che un non vedente potrebbe navigare sul tuo sito? Gli strumenti di navigazione per i non vedenti leggono solo il testo della pagina: anche in questo caso, le parole che hai scelto per il tag alt saranno utili a spiegare il contenuto dell’immagine.

Come ottimizzare le immagini

Quando carichi una nuova immagine assicurati prima di tutto di darle un nome sensato, separato dai trattini (es. cagnolini-in-cuccia.jpg) e di inserire sempre almeno il tag alt. Se usi WordPress puoi specificarlo subito dopo averla caricata, altrimenti puoi comunque farlo manualmente via html.

5. Non usare correttamente i tag H1, H2, H3

Questo errore è davvero tanto comune quanto banale.

Il tag H1 (Heading 1 = Titolo 1) indica a Google il titolo della pagina. E con titolo, ovviamente, intendiamo quindi anche il senso del contenuto della pagina.

Dai tag H2 in poi (è possibile arrivare fino all’H6, ma raramente andrai oltre l’H3) hai la possibilità di dividere il tuo contenuto in paragrafi e sottoparagrafi. Obiettivo? Strutturare correttamente il tuo testo.

Spesso, invece, capita di trovare H1 identici per tutto il sito – per esempio, a indicare il nome del sito – e H2, H3 casuali un po’ ovunque.

Come usare correttamente i tag H1, H2, H3

Utilizza sempre e solo un singolo tag H1 (escluse particolarissime eccezioni) in ognuna delle tue pagine per tematizzare senza indugi ciò di cui si sta parlando.

Se il tuo testo è lungo o se puoi organizzarlo per paragrafi, sfrutta anche gli H2 e gli H3. Fai finta di scrivere un libro: titolo del capitolo, titolo dei paragrafi, eventuali sottoparagrafi.

6. Fare keyword stuffing

Ripeto spesso questo concetto: basta keyword stuffing, basta ripetere senza ritegno la parola chiave nel testo, nei tag, nel titolo e un po’ ovunque.

keyword stuffing

Non solo non serve, ma puoi anche farti del male. A Google non piace, chiaro?

Come evitare di fare keyword stuffing

Basta solo essere naturali!

Ottimizzare il tuo articolo va bene, va benissimo. Inserire la parole chiave d’interesse in ognuno nei tag, nel permalink, nel titolo…perfetto.

Però poi basta, davvero. Usa sinonimi, concetti simili. E ricorda che quel pezzo deve piacere prima di tutto a un lettore reale, non a un motore di ricerca.

7. Non ottimizzare il tuo sito per le parole chiave corrette

Parliamo tanto di tag, di title, di meta description…e poi magari l’errore è a monte ed è pure bello grosso: hai cannato totalmente le parole chiave.

Volevi raggiungere il tanto agognato obiettivo di essere primo su Google ma non hai valutato per bene ogni aspetto.

Gli errori più tipici? Puntare su una keyword troppo generica o su un termine “professionale” ma molto meno cercato rispetto al sinonimo più diretto. Ti faccio due esempi pratici:

  1. Ti occupi di SEO e punti tutto sulla keyword “SEO”. Ti rendi conto che “SEO”, da sola, non vuol dir nulla? Forse si tratta di un SEO blog o dei tuoi servizi di SEO a Palermo…ma non certo di SEO e basta!
  2. Sei un dentista e vuoi mettere in evidenza i tuoi servizi relativi al tuo servizio di igiene orale per rendere i denti più bianchi. Sei sicuro che il tuo cliente medio non cerchi direttamente sbiancamento denti?

Come scegliere le parole chiave corrette

Lo ammetto, la soluzione in questo caso è un po’ meno banale. Dovresti studiare bene il tuo pubblico, magari utilizzare il Keyword Planner di Google per analizzare le ricerche.

Però un consiglio posso dartelo: cerca di entrare nella testa dei tuoi clienti. O del tuo pubblico, per dirla più in generale.

Non pensare solo alla professionalità alla quale il mondo offline ti ha abituato. Le persone cercano su Google ragionando in maniera semplice: tu devi fare la stessa cosa.

8. Avere contenuti duplicati

È un errore molto comune soprattutto tra gli e-commerce, ma anche tra i grossi siti di news che ancora utilizzano url dinamici (quelli contenenti il “?” per intenderci).

Che una pagina sia raggiungibile da più indirizzi può anche essere lecito: facciamo finta che le tue scarpe in promozione siano raggiungibili sia digitando /scarpe/nomeprodotto che tramite la categoria promozioni /promozioni/nomeprodotto.

Google però vede due contenuti identici per due indirizzi diversi: devi spiegargli che è tutto sotto controllo.

Come evitare contenuti duplicati

Ok, anche in questo caso la soluzione è un po’ più tecnica.

Ovviamente potresti – a monte – creare una struttura URL che non permetta la generazione di duplicati. Altrimenti hai due strade:

  1. Redirect 301 – Se ti accorgi che in realtà non ti servono più URL per un unico prodotto, puoi utilizzare i redirect 301 dalle pagine duplicate a quella che vuoi mantenere. In questo modo, digitando qualsiasi indirizzo, verrai comunque riportato all’unica che hai indicato come veramente originale.
  2. Canonical – Se invece hai bisogno di mantenere fisicamente tutte le pagine duplicate puoi impostare un rel=”canonical”, specificando in ognuna delle pagine qual è l’unica da tenere in considerazione. Così facendo Google saprà che i doppioni sono voluti e li ignorerà senza problemi.

9. Utilizzare URL dinamici

Hai presente gli URL dinamici cui ti ho appena parlato, quelli che oltre al “?”contengono in genere anche tanti caratteri senza senso?

Ecco, un bell’autogol. Non solo rischi di generare chissà quanti contenuti duplicati che poi dovrai tenere sotto controllo, ma ti neghi anche la possibilità di comunicare ulteriormente l’argomento della pagina con un URL che contenga le parole chiave.

Ok, Google si è evoluta e in genere non ha bisogno dell’URL per capire di cosa parla il tuo contenuto. Ma per sua stessa ammissione non sempre è in grado di interpretare correttamente ciò che si trova dopo il “?”. Perché non andare sul sicuro?

Where is the love

Come risolvere il problema degli URL dinamici

Se il tuo sito è ancora agli inizi puoi sistemare tutto fin da subito e costruire o far costruire al programmatore un sistema che non preveda indirizzi dinamici.

Se il tuo portale è già consolidato devi fare più attenzione. Pondera rischi e vantaggi e, se decidi di procedere, non dimenticarti anche in questo caso di utilizzare dove puoi i redirect 301 per non causare danni al sito.

10. Avere troppi link interni non funzionanti

Avere occasionalmente qualche link che non funziona e che restituisce una pagina 404 va bene. È normale.

Non puoi avere sempre il controllo di ogni più piccolo dettaglio, soprattutto se il tuo sito è particolarmente grande.

Ma se la metà dei tuoi articoli ha la metà dei link non funzionanti…beh, qualcosa non va. Devi offrire una navigazione scorrevole, non un mal di testa a ogni click!

Come individuare i link interni non funzionanti

Se il tuo sito è molto piccolo puoi utilizzare tool come Screaming Frog (gratuito fino a un numero limitato di pagine). Se utilizzi mac puoi usare Integrity, che serve solo a individuare proprio i link rotti.

Se il tuo sito è in WordPress potresti anche momentaneamente installare un plugin come Broken Link Checker e vedere se è di tuo gradimento.

A prescindere dalla tu scelta, cerca di sistemare almeno gli errori presenti nelle tue pagine più importanti (e verso le tue pagine più importanti) rimuovendo o modificando il link presente.

11. Non inviare una sitemap

Dire che Google è ormai in grado di scansionare un sito a prescindere da una sitemap va bene.

Diventare pigri per questo motivo e evitare di dare un’indicazione in più inviandola comunque un po’ meno.

Come realizzare e inviare una sitemap

Se usi WordPress, ci pensano per te i plugin SEO: puoi usare Yoast o Google XML sitemaps.

Altrimenti puoi farti aiutare da tool esterni come XML Sitemap generator (a pagamento)

Una volta creata puoi inviarla a Google utilizzando il Google Webmaster alla voce Scansione -> Sitemap.

12. Non usare il Google Webmaster Tool

In un video di qualche tempo fa, Matt Cutts indicava tra gli errori SEO più comuni tra i webmaster il non utilizzo delle risorse offerte da Google, a partire dal Google Webmaster Tool.

È evidente che non si tratta di un vero e proprio errore SEO visto che parliamo dell’utilizzo di uno strumento esterno. Ma su una cosa Cutts aveva ragione: gli strumenti per i webmaster di Google forniscono un sacco di spunti interessanti per dare un’occhiata più approfondita al tuo sito. Sfruttali!

Come sfruttare il Google Webmaster Tool

Per descrivere tutte le funzionalità del Google Webmaster Tool avrei bisogno di un’altro articolo intero.

Inizia semplicemente iscrivendoti e collegando il tuo sito. Prova a girare per le sezioni, controlla in che modo i tuoi contenuti sono collegati tramite link interni, se sono presenti errori 404 o se Google ti suggerisce miglioramenti HTML.

13. Bonus WordPress | Affidarsi troppo al pallino verde di Yoast

Piccolo problema bonus relativo a WordPress e veramente fin troppo comune.

Il tanto amato pallino verde di Yoast è solo una (molto) larga indicazione per chi ha poca conoscenza della SEO: non è altro che un piccolo sommario che ti ricorda se la keyword che hai scelto è presente nel titolo, nel permalink, nel contenuto e così via.

E se la keyword fosse sbagliata a monte? O se la tua ossessione di ottenere questo benedetto pallino verde ti facesse cambiare in peggio il contenuto del testo diventando “spammoso”?

Non c’è nessuna attinenza tra pallino verde e SEO, ripeto: è solo l’indicatore di un plugin!

Come usare correttamente il pallino verde di Yoast

Guarda, io ti consiglio di abituarti fin da subito a ragionare in maniera elastica e non utilizzarlo.

Ma se proprio lo ritieni utile, almeno non diventarne dipendente. Prendilo per quel che è: l’aiuto (esterno) di un plugin.

Ricordando sempre che il tuo articolo può andare alla grande anche se non riesci a trasformare il pallino in verde.


Conclusioni

Sì, lo so, la lista degli errori SEO non sarebbe certo finita qui.

L’idea però non è certo quella di scrivere una pagina contenente tutti gli errori SEO. Più semplicemente, una lista di quelli più comuni e che vengono regolarmente commessi.

Se vuoi però, soprattutto se la tua esperienza è diversa e se hai avuto spesso a che fare con un errore che non ho citato, puoi dirmi la tua tra i commenti. Ti aspetto!

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L’autore

Daniele Carollo

Ciao! Mi occupo di content marketing: strategia e creazione di contenuti per il web, SEO e Wordpress. Nel mezzo, una vagonata di caffè.
14 Commenti
  1. Ciao Daniele, vorrei togliermi un dubbio.
    Sacrificheresti la grafica dell’articolo per dare il giusto spazio a h1 e h2? Mi spiego meglio, nel mio caso quando utilizzo h2 secondo il mio occhio è la grandezza è troppo differente dal paragrafo normale e non ci sta bene. Quanto sono veramente importanti in termini SEO?
    Grazie

    1. Daniele Carollo

      Ciao Enrico,

      ti rispondo in maniera un po’ diversa: non c’è davvero bisogno di sacrificare l’una per l’altra. Puoi “disegnare” i tuoi h1/h2 come preferisci tramite CSS, assegnando la grandezza in pixel che preferisci e adattandola ai tuoi gusti.

      (Se usi WordPress, il file che generalmente gestisce lo stile è proprio lo “style.css” che puoi trovare sotto Aspetto > Editor)

      Per rispondere comunque alla tua domanda, credo che soprattutto gli H1 rimangano un’indicazione importante. Non che Google oggi non sia abbastanza intelligente per capire gli argomenti di una pagina, ma non vedo comunque un buon motivo per privarsene ;)

  2. Ottimo articolo, per esperienza personale aggiungo che è bene inserire una sola key nel tag title per ogni pagina del sito.

  3. stefano

    Bravo,
    un bell’articolo chiaro che punta al sodo senza troppi fronzoli.
    Adesso aspettiamo un approfondimento.
    Saluti
    Stefano

    1. Daniele Carollo

      Ciao Stefano,

      che tipo di approfondimento ti piacerebbe vedere?

  4. Ciao e grazie per l’articolo! Lasciando stare il pallino verde.. consigli di usare una keyword principale per ogni pagina oppure posso usarne anche due o tre separate da virgola?

    1. Daniele Carollo

      Ciao Sonia,

      parli di usare una singola keyword o più di una separate da virgola…dove? :) Parli sempre del campo di Yoast o di altro?

  5. Ciao Daniele e complimenti per il tuo blog!
    Ti faccio una domanda che forse ti sembrerà stupida, ma sono agli inizi.
    Questi suggerimenti valgono anche per WordPress.com o solo .org?
    Grazie

    1. Daniele Carollo

      Ciao Vic,

      questi sono suggerimenti che valgono a prescindere dall’utilizzo di WordPress. Se usi WordPress, è indubbiamente meglio sfruttare la piattaforma su un proprio dominio piuttosto che farsi ospitare da loro, ma i suggerimenti rimangono intatti anche in quest’ultimo caso ;)

  6. Ingrid

    Ciao Daniele,

    avrei una domanda: come mai i titoli principali dei miei articoli preimpostati in WordPress sono h2 e non h1? Come posso cambiare l’impostazione? Grazie mille!

    1. Daniele Carollo

      Ciao Ingrid,

      in realtà non esiste un’impostazione di base per gli h1 o h2 in WordPress: è il tema che utilizzi per il tuo sito che “decide” quando utilizzare un h1 o h2. Dovresti modificare il codice del tema o – scelta molto più drastica – cambiare tema ;)

  7. onorio

    Ciao Daniele,

    capisco che il keyword stuffing è un suicidio e non andrebbe fatto. Ma ipotizziamo di avere una compagnia che produce palloncini e stampa su di essi. a seconda del tipo di stampa si ha un prodotto nuovo ma la materia prima è sempre il palloncino.
    mi spiego meglio: se ho 200 tipi di stampe “buon compleanno” le keyword per ogni prodotto dovrebbero essere “palloncini buon compleanno” questo risulterebbe in un keyword stuffing? se si come risolveresti il problema?

  8. Giorgio

    Daniele grazie! Ecco qui una domanda. Ho un blog che si occupa di opera lirica. Nella mia città alcune opere si ripetono ogni estate e ogni anno ho un certo numero di post che descrivono come è andato lo spettacolo, che è sempre lo stesso anche se interpretato da cantanti diversi e con diverse scenografie. Per la prima recensione di Aida del primo anno la parola chiave è stata “Aida”, ma lo stesso anno sono arrivati altri articoli sullo stesso argomento. Siamo al terzo anno e capisci bene che per quanto cerchi keywords alternative alla fine l’argomento rimane quello: Aida. Yoast mi dice di non ripetere le parole chiave. E come ne vengo fuori? Bel problema…

    1. Daniele Carollo

      Ciao Giorgio,

      un paio di spunti velocissimi: 1) Siamo sicuri che “Aida” possa essere considerata una parola chiave? Non è un po’ troppo…poco? 2) Hai pensato alla possibilità di non creare un post nuovo ogni anno ma di riprendere e aggiornare quello vecchio?

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